Democrazia

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Il termine democrazia deriva dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo. (Fonte: Wikipedia)

Che esempio di democrazia in Belgio dove la gente, spossata da 225 giorni di assenza di un governo, si è autoconvocata nelle strade e nelle piazze per protestare contro una politica fatta di apparenza ma che dimentica la sostanza. Una straordinaria manifestazione, nata e promossa da persone comuni, stufe dell’inedia dei rappresentanti politici che loro stessi hanno eletto e che non sembrano più poter capire e rappresentare il Paese.

Quattro ragazzi poco più che ventenni che attraverso internet, Facebook e Twitter sono riusciti a raccogliere il malessere popolare (che apparentemente non esisteva) e a trasformarlo in una energia politica democratica e davvero positiva.

Un sussulto di dignità e di amore per la propria Patria che ha saputo superare la difficile situazione di un Paese effettivamente diviso in due aree che non si amano.

E in Italia?

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Contestualizzare

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E’ significativo come ad una trasmissione naz-pop come Grande Fratello il copione abbia previsto – anche per questa edizione – la pronuncia ‘accidentale’ di una bestemmia ma che, diversamente dagli anni passati, gli autori abbiano deciso di perdonare il bestemmiatore (addirittura il figlio di una catechista!?!?) e di reinserire nel giuoco il concorrente – ingiustamente? – eliminato l’anno passato.

E’ il popolo dei tele-votanti italiani ad averlo voluto. Continua a leggere

“Parla da straniero”

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Intervistato da Fabio Fazio, Sergio Marchionne dice che la «Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia», aggiungendo che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010 arriva dall’Italia».

I sindacati rispondono che Sergio Marchionne parla «come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia» (Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Fiom Nazionale).

Come già affermato nel mio precedente post  “Il mondo cambia e l’Italia non se ne accorge” i sindacati continuano a dimostrare di non aver capito nulla e – in particolare – di non aver ancora appreso che lo scenario non è più locale, ma globale. E così si ostinano a dare risposte sbagliate a domande corrette.

E’ del tutto ovvio che la Fiat è ormai una multinazionale che deve decidere se investire o meno in Italia. Solo i sindacati ed i nostri politici non lo capiscono: per loro non sono la produttività, la qualità, l’efficienza gli elementi che possono spingere chicchessia (Fiat compresa) ad investire in Italia,  bensì l’italianità, il “volemose bene” e l’immancabile “genialità di cui il nostro DNA sarebbe dotato”.

Così non si va da nessuna parte. Anzi, al contrario, si rischia di peggiorare una situazione già abbastanza critica.

Per favore, qualcuno dica ai nostri politici e ai nostri sindacati che già adesso la Fiat mantiene gli stabilimenti italiani per una questione di “affetto”, ma che forse ci sta dicendo che l’innamoramento sta per finire.

 

Un altro uomo con il maglioncino

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Il 30 settembre il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, ha inviato una lettera ai propri giornalisti.

La lettera è importante per due ragioni: la prima è di sostanza perché pone per la prima volta, molto direttamente e senza reticenze -come nessuno di così autorevole aveva mai fatto prima in Italia – la domanda sul ruolo del giornalista nel mondo dei media di oggi. La seconda è di metodo, perché per la seconda volta in poco tempo, in Italia un dirigente importante, ha ipotizzato una disdetta unilaterale del contratto nazionale giudicandolo inadeguato ai tempi nuovi che il nostro Paese e il mondo intero attraversa. Continua a leggere

Relativismo (cattolico)

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Dove andremo a finire?

Il nostro Presidente del Consiglio (sic!) Silvio Berlusconi si permette di sbeffeggiare per l’ennesima volta Rosy Bindi (siamo ai limiti dello stalking) e nella barzelletta che racconta ci mette pure una bestemmia. Poi, per non farsi mancare nulla, ci dà dentro anche con gli ebrei.

Sgradevole e cafone.

La prima verso una donna che si permette di giudicare per l’aspetto insultandone l’intelligenza (Mediaset, a partire da “Drive In” per arrivare a “La pupa e il secchione” è proprio fatta a immagine e somiglianza di Silvio). Evidentemente argomenti meno superficiali e grossolani mancano al nostro Pifferaio Magico.

La seconda  pronunciando una bestemmia verso il Dio che molti italiani rispettano e amano e che lui stesso dice di onorare (a proposito, ma non era il suo partito a difendere i valori cattolici in Italia?).

Dopo due cadute del genere ci si aspetterebbe una gagliarda reazione  da parte delle donne e da parte della Chiesa Cattolica e dei suoi fedeli. E invece?

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Una lezione di capitalismo dalla… Cina

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La Cina è uno degli ultimi Paesi a proclamarsi comunista ma a quanto pare è proprio la Cina a dare all’occidente una interessante lezione di capitalismo.

L’intervento di Romano Prodi pubblicato su il Messaggero dell’altro ieri evidenzia come la Cina da più di 10 anni abbia intrapreso una relazione fruttuosa con gli stati africani, una relazione che le business school definiscono win/win, cioè vincente per entrambe le parti: sviluppo in cambio di risorse prime. Ad esempio anche senza l’intervento chiassoso e spettacolare (ma forse poco produttivo) di Bono degli U2 e di Bob Geldof, la Cina ha azzerato – di propria iniziativa – il debito di numerosi Paesi africani intraprendendo con loro relazioni commerciali. In Occidente: solo promesse.

Mentre l’Occidente è ipnotizzato dal petrolio dei capricciosi stati arabi, la Cina – paese comunista – lascia da parte le ideologie e dà un esempio di pragmatismo e capacità di visione a lungo termine al mondo intero. Da parte sua l’Italia si lamenta perché la famigerata Lady Ashton ha assegnato all’ambasciatore italiano la sede diplomatica europea dell’Uganda e fa il baciamani a Gheddafi per questioni di immigrazione.

Non abbiamo capito nulla, come al solito.

Se la Cina dà la sveglia al mondo sull’Africa
di Romano Prodi  (il Messaggero – 27 settembre 2010) [link]

Si fa gran festa a Pechino ogni volta che arriva un politico africano. Può essere il capo di Stato di un grande o piccolo paese o anche un semplice ministro, ma l’accoglienza è sempre solenne e in ogni caso tale da rendere felice l’interlocutore. Se poi si dedica uno sguardo approfondito all’immensa Expo di Shanghai, si viene a sapere che il costo dei padiglioni della maggior parte degli espositori africani (fatta eccezione per alcuni paesi maggiori) è stata interamente sostenuta dal governo cinese. Se infine a Pechino si partecipa a una tavola rotonda sui problemi africani l’attenzione dei media è ampia, profonda e puntuale, e i partecipanti cinesi pongono ai responsabili africani tutte le domande possibili riguardo alla modalità degli investimenti, alla possibilità di acquisto dei terreni agricoli e su ogni dettaglio utile per aprire una rete di affari.

Non si tratta di episodi isolati ma di tessere di un mosaico di una poderosa politica lanciata nel 2000 con il progetto Focac (Forum for China-Africa Cooperation) che ha avuto il suo culmine con il grandioso vertice cino-africano del novembre 2006 e con il trionfale viaggio del presidente cinese Hu Juntao in alcuni tra i più importanti Paesi africani nel febbraio del 2007. Continua a leggere

Ragione e Fede (cattolica)

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Pubblico un articolo del Corriere della Sera che propone una visione estremamente interessante sul rapporto che intercorre fra relativismo e fede. Si tratta di una intervista al filosofo Giovanni Reale successiva alla pubblicazione di un colloquio con Martin Amis in occasione della visita di Benedetto XIV in Gran Bretagna.  Devo dire che leggendo le affermazioni di Martin Amis non sembra passato molto tempo dallo scisma di Enrico VIII: permane un forte – e forse un po’ ridicolo – sentimento antipapale ma anche una irrisolvibile opposizione fra religione come fatto privato e cattolicesimo.

«Ecco perché combatte il relativismo»
di Armando Torno (Corriere della Sera 20 settembre 2010) [link]

Se Giovanni Paolo II è stato il papa che ha saputo combattere il comunismo, Benedetto XVI passerà alla storia probabilmente come il pontefice che ha mosso guerra al relativismo. Ovvero a quella prospettiva che – secondo una lettura cattolica – è figlia dell’ illuminismo, nella quale la ragione viene separata dalla fede e i valori che ne derivano sono, appunto, quelli chiamati laici. Per questo la sua visita in Inghilterra, patria di filosofi come John Locke e David Hume, se da un lato ha posto al centro dell’ attenzione una figura come il beato John Henry Newman (il più fascinoso e profondo tra gli avversari del relativismo), dall’ altro ha dato via a nuove incomprensioni tra il papa teologo e quegli intellettuali – come ha dichiarato ieri su queste colonne Martin Amis – per i quali la religione resta un fatto privato. Di questo abbiamo parlato con Giovanni Reale, che ben ha conosciuto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Continua a leggere

Una proposta: L’orto del Cittadino

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La prevista costruzione delle Caserme di Mattarello è ferma da tempo. In un turbinio di voci, conferme e smentite sembra che l’Esercito non sia più interessato ad un’area così vasta nel quadrante nord orientale dell’Italia di fatto non più strategico dal punto di vista militare. Intanto si viene a sapere che le caserme Pizzolato  – in città – verranno ristrutturate. L’invasivo, enorme, progetto della Cittadella è stato cancellato? O verrà ridotto di 5 ettari (su 27) come annunciato dalla Provincia Autonoma di Trento?

Se così fosse, che fare adesso del pregiato e ricco terreno non utilizzato?

Il PD di Mattarello, nel corso dell’ultimo Consiglio Circoscrizionale il 12 luglio 2010, ha proposto di  realizzare un centro sportivo (comprendente anche campi da calcio) simile a  quello di Melta  a servizio della intera zona sud della città (Mattarello, Ravina,  Man – Madonna Bianca).

Vorrei a questo proposito avanzare una mia proposta che nasce da due considerazioni penso obiettive: Continua a leggere

Appello per l’Uninominale

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Faccio mio e sostengo l’appello per l’Uninominale che alcune personalità della politica, dell’economia e della società civile italiana promuovono attraverso l’associazione omonima (http://www.uninominale.it).

Appello per l’Uninominale per:

  • ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono,
  • approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore,
  • adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale ispirato ai modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili – quali quelli anglosassoni – che si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini,
  • dare agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell’eletto con chi lo elegge,
  • promuovere in questo modo, al tempo stesso, l’autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse,
  • ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo – divenuto insostenibile – delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari.

Sicuramente la riforma della legge elettorale non risolve tutti i problemi, tuttavia può essere un primo, importante, passo affinché noi cittadini possiamo riconquistare il nostro diritto ad un voto rappresentativo e la politica ritorni ad essere strumento a servizio della polis.

Iniziamo a fare anche dell’Italia un Paese civile, e cominciamo con l’abolire il “porcellum“.

Il coraggio del Politico

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Ieri il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha annunciato il suo sostegno al diritto di costruire una moschea nell’area di Ground Zero, il luogo dove è avvenuto l’attacco dell’11 settembre 2001.

Lo ha fatto andando evidentemente contro ogni interesse elettorale, contro l’opinione pubblica e  anche del suo partito. Probabilmente ha dovuto reprimere anche un disgusto interiore per una richiesta sulla quale aleggia il sospetto della provocazione da parte del mondo musulmano. Se non c’è volontà di provocazione sicuramente c’è una situazione di grave inopportunità che i richiedenti sembrano non cogliere. Continua a leggere