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Mio articolo su Vita Trentina di questa settimana (05.02.2014) [link]

Per anni l’auditel ha decerato quali trasmissioni televisive potevano sopravvivere e quali dovevano morire. Il metro di giudizio era chiaro: il numero di ascoltatori. La metodologia di rilevamento meno: le famiglie campione, che dovevano essere segrete, non lo erano poi tanto; qualcuna, poi, si dimenticava la tv accesa sempre sullo stesso canale. La proprietà stessa di Auditel (Rai/Mediaset/Aziende che investono in pubblicità) ha escluso per lungo tempo rilevazioni estranee al duopolio come ad esempio il fenomeno emergente della TV satellitare.

Per anni, poi, si è dibattuto su quanto potesse essere rappresentativo un indicatore quantitativo e non qualitativo. Perché dovevano essere premiate trasmissioni facili ma evidentemente povere dal punto di vista dei contenuti solo perché la massa le preferiva ad altre più impegnative? Insomma, con Auditel venivano e vengono premiati i gusti di quello che in marketing si chiama “Couch Potato” o “TV potato”. Il “Couch Potato” è lo spettatore passivo che dedica molto del suo tempo a stare seduto in poltrona davanti alla televisione con il telecomando in mano e particolarmente ricettivo a tutti i messaggi pubblicitari.

Negli ultimi tempi, però, si sta affermando un modo nuovo di analizzare gli ascolti. Nella sostanza non viene più rivelato statisticamente il numero di spettatori, ma l’”eco” che la trasmissione genera nei social network e principalmente in Twitter. Si parla di “social TV Analytics”.

Così, se prima per una trasmissione venivano rilevati i picchi di ascolto, adesso vengono rilevati i volumi dei commenti che la accompagnano arricchiti da una analisi approfondita del tipo di opinione, positiva o negativa, che viene espressa. È del tutto evidente che in questo modo si scardina il concetto di “il tanto è bello, qualsiasi cosa si trasmetta”, per far posto ad una conoscenza più approfondita dei gusti, del segmento di utenza e delle inclinazioni all’acquisto.

Per questo motivo, ultimamente, sempre più trasmissioni televisive invitano a commentare su Twitter utilizzando l’apposito hashtag (etichette che permettono di raccogliere le discussioni).

Alla pagina http://goo.gl/nupwc3 potete trovare un’interessante analisi secondo questo nuovo paradigma dell’ultima puntata di MasterChef.

Analisi dei Tweet di una puntata di Masterchef

Interessante notare come in uno strumento, la TV, che per propria natura è monodirezionale si è innestata – grazie alla tecnologia di Internet – la possibilità di ottenere un ritorno, un feedback da coloro che fino ad ora sono stati spettatori passivi. E così il “Couch Potato” non è più considerato un potenziale, prezioso, acquirente dalle aziende che investono in pubblicità perché è molto più redditizio fare pubblicità mirata e vendere a telespettatori che, volontariamente, ti dicono cosa vogliono.

L’effetto più evidente è che le televisioni generaliste, ed in particolare quelle che dedicano la loro programmazione ad un’utenza di massa passiva e sclerotizzata, perdono e perderanno sempre di più in raccolta pubblicitaria nonostante ascolti numericamente alti.

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