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Intervistato da Fabio Fazio, Sergio Marchionne dice che la «Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia», aggiungendo che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010 arriva dall’Italia».

I sindacati rispondono che Sergio Marchionne parla «come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia» (Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Fiom Nazionale).

Come già affermato nel mio precedente post  “Il mondo cambia e l’Italia non se ne accorge” i sindacati continuano a dimostrare di non aver capito nulla e – in particolare – di non aver ancora appreso che lo scenario non è più locale, ma globale. E così si ostinano a dare risposte sbagliate a domande corrette.

E’ del tutto ovvio che la Fiat è ormai una multinazionale che deve decidere se investire o meno in Italia. Solo i sindacati ed i nostri politici non lo capiscono: per loro non sono la produttività, la qualità, l’efficienza gli elementi che possono spingere chicchessia (Fiat compresa) ad investire in Italia,  bensì l’italianità, il “volemose bene” e l’immancabile “genialità di cui il nostro DNA sarebbe dotato”.

Così non si va da nessuna parte. Anzi, al contrario, si rischia di peggiorare una situazione già abbastanza critica.

Per favore, qualcuno dica ai nostri politici e ai nostri sindacati che già adesso la Fiat mantiene gli stabilimenti italiani per una questione di “affetto”, ma che forse ci sta dicendo che l’innamoramento sta per finire.

 

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