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La prevista costruzione delle Caserme di Mattarello è ferma da tempo. In un turbinio di voci, conferme e smentite sembra che l’Esercito non sia più interessato ad un’area così vasta nel quadrante nord orientale dell’Italia di fatto non più strategico dal punto di vista militare. Intanto si viene a sapere che le caserme Pizzolato  – in città – verranno ristrutturate. L’invasivo, enorme, progetto della Cittadella è stato cancellato? O verrà ridotto di 5 ettari (su 27) come annunciato dalla Provincia Autonoma di Trento?

Se così fosse, che fare adesso del pregiato e ricco terreno non utilizzato?

Il PD di Mattarello, nel corso dell’ultimo Consiglio Circoscrizionale il 12 luglio 2010, ha proposto di  realizzare un centro sportivo (comprendente anche campi da calcio) simile a  quello di Melta  a servizio della intera zona sud della città (Mattarello, Ravina,  Man – Madonna Bianca).

Vorrei a questo proposito avanzare una mia proposta che nasce da due considerazioni penso obiettive:

  1. La speculazione edilizia a Mattarello sembra non fermarsi. Nel corso dell’ultima campagna elettorale per le elezioni comunali più di un candidato (poi eletto) mi ha assicurato che non ci sarebbero state più lottizzazioni e costruzioni “monster” nel paese. E’ evidente a tutti che non è stato così e il triste risultato di via delle Regole – con case letteralmente incollate l’una all’altra e giardini ‘sotto il livello stradale’ e della nuova zona artigianale con capannoni che ormai crescono come funghi – sembra destinato a ripetersi. Speriamo che la zona dei Frati non sia la prossima: l’ecosistema sociale del paese ne ha risentito abbastanza e sicuramente il Comune non ha tratto alcun insegnamento dagli infelici risultati dell’urbanizzazione spinta di Canova e Gardolo. Mattarello ha necessità di mantenere la propria fisionomia di paese più che di sobborgo e per questo è necessario che non venga a mancare il cuscinetto fra la città di Trento e la periferia sud.
  2. La crisi economica non sembra arrestarsi: le famiglie tirano la cinghia, i prezzi degli alimentari salgono, la qualità della verdura (e della frutta) nei negozi  cala. Nascono i GAS – gruppi di acquisto solidale – l’ultimo dei quali a Mattarello (il GAStello), attraverso i quali le famiglie si associano per acquistare in modo conveniente e sostenibile generi di prima necessità.

Nel mio piccolo vorrei fare una proposta alternativa che potrebbe restituire i 5 ettari alla loro naturale destinazione ed insieme contribuire ad alleviare il peso della speculazione edilizia e della crisi economica sulle famiglie.

Propongo così di replicare l’esperienza del Comune di Bologna adottando l’idea de L’Orto del Cittadino.

Di cosa si tratta, nella pratica?  Di allestire nei 5 ettari di proprietà pubblica zone ortive, opportunamente attrezzate con recinti e impianti di irrigazione, da assegnare in autogestione  ai cittadini / nuclei famigliari che si trovino in condizioni di necessità e che ne facciano richiesta. Coloro ai quali viene assegnata una porzione d’orto dovranno curarne la manutenzione (a proprie spese) e non utilizzarlo, naturalmente, a scopo di lucro.

Mi sembra un bel modo di destinare nuovamente quel terreno alla sua naturale destinazione (l’agricoltura) e di promuovere a livello sociale uno stile di vita più sano ed armonioso con l’ambiente che ci circonda.

In Trentino siamo già abituati in alcuni Comuni montani (come Vattaro), ad affidare a privati parti di terreni boschivi in cambio della loro manutenzione.

Perché non provarci anche in pianura?

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