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Questa mattina, ascoltando Prima Pagina – la rassegna stampa su Radio3 – ho notato come ancora una volta, nell’annunciare il calo degli indici borsistici del giorno precedente, i quotidiani non hanno saputo fare a meno di usare il verbo “bruciare”.

“Bruciati 103 miliardi in un giorno”, “Europa, 103 miliardi di euro in fumo” (Corriere della sera), “L’Europa brucia 103 miliardi” (La Stampa e la Repubblica), “In fumo oltre 103 miliardi” (Il Giornale), “Europa manda in fumo oltre 103 miliardi” (il Sole 24 ore).

Anche alla televisione adotta il mesedimo linguaggio; in più i conduttori amano pronunciare quella parola dandole un senso di gravità che non dà scampo all’ascoltatore.

“Bruciare” è sicuramente un verbo ad effetto, figurativo e nel contesto direi addirittura pop.
Tuttavia “bruciare” è un verbo dal significato sostanzialmente negativo. Anche nella mia testa, con il passare degli anni, si è sedimentata l’idea che le Borse continuino a “bruciare” denaro, come un metaforico forno che deve essere incessantemente alimentato con nuovo legname/denaro ma incapace di produrre il benché minimo calore.

Una volta realizzato che  all’istituzione Borsa associavo mentalmente il concetto di distruzione ho cercato di ricordare con quali modalità i nostri media comunicano invece il contrario, cioè un guadagno nelle Borse. Ho scoperto, con sorpresa, che i toni sono (comunicativamente) del tutto diversi: “la borsa guadagna l’1,5%”, “Borsa sostanzialmente stabile (!) +0,8%”.
Una differenza di registro evidente,  molto più neutro e asettico rispetto al potente e viscerale “bruciare”, sicuramente meno divertente e assolutamente con scarsa capacità di impatto.

Ma come, per evidenziare una perdita viene usato un termine negativo mentre un guadagno viene quasi nascosto dalla scelta delle parole? Forse sarebbe più opportuno che – in caso di guadagno – i nostri media utilizzassero un verbo che fosse veramente il contrario di “bruciare” come ad esempio “CREARE“. Immaginate:

“Creati 103 miliardi in un giorno”, “Europa, creati 103 miliardi di euro” (Corriere della sera), “L’Europa crea 103 miliardi” (La Stampa e la Repubblica), “Creati oltre 103 miliardi” (Il Giornale), “Europa crea oltre 103 miliardi” (il Sole 24 ore). Ci sarebbe da fare spesso festa.

Senza alcun dubbio muterebbe e migliorerebbe la percezione dei lettori/ascoltatori; comunque non si renderebbe giustizia al vero significato e alla vera funzione della Borsa che, in un mercato capitalistico come il nostro, è quella di assegnare valore alle aziende.
La Borsa, infatti, non “brucia” denaro, ma “registra la diminuzione del valore di un’azienda” perché il mercato ha deciso che quella azienda non è più in grado di produrre valore. Similmente la Borsa non guadagna ma “registra l’aumento del valore di una azienda” perché il mercato ha deciso che quella azienda è capace di produrre valore.

Tutto questo, naturalmente, escludendo la speculazione. E’ del tutto molto semplice e – oserei dire – anche utile.

Forse c’è da chiedersi per quale motivo si preferisca privilegiare una comunicazione di tipo negativo rispetto ad una  di tipo positivo. E’ più divertente o c’è più maligna soddisfazione nel veder distruggere qualcosa? O forse è un retaggio della nostra comune cultura cattolica che fatica ad avere un rapporto sereno e distaccato con il denaro?

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