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Ecco la recensione che ho scritto per Vita Trentina e che è stata pubblicata sul numero 29 del 25 luglio 2010.

Lost, persi o chiamati?

La RAI ha iniziato a trasmettere nelle settimane scorse l’ultima serie di Lost, la serie televisiva che più di ogni altra ha rivoluzionato il panorama dei cosiddetti telefilm dai tempi di Twin Peaks . Lost nasce nel 2004 dall’inventiva di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber ed è stata prodotta dalla ABC.

Descrivere e raccontare Lost non è facile per la ricchezza e l’intreccio della trama, per i temi e la complessità simbolica, ma anche per le tecniche di narrazione ricche di veri e propri salti temporali, flash-back e… flash-sideways (un’invenzione narrativa che caratterizza l’intera ultima serie). La raffinatezza del prodotto, più simile nella fotografia e nella regia ad un lungometraggio che ad un film per la televisione, ha determinato un enorme successo planetario che per sei lunghi anni ha tenuto con il fiato sospeso un numero impressionante di persone. A questo successo ha contribuito anche la natura trans-media di Lost che, oltre agli appuntamenti televisivi, ha arricchito in modo ufficiale la trama attraverso dei giochi di ruolo come Lost Experience e – naturalmente – il web 2.0 dei blog e degli appassionati. La prima puntata dell’ultima serie – attesissima – è riuscita a far spostare al Presidente Obama il discorso alla Nazione, previsto per lo stesso giorno nel medesimo orario (come accadeva nel sottovalutato La seconda guerra civile americana nel quale il Presidente intima un ultimatum di 67,5 ore per non interferire con l’ultimo episodio di una seguitissima soap opera).

In Italia Lost è stato proposto con la consueta professionalità da Sky Italia, canale FoxHD, addirittura in contemporanea con gli Stati Uniti e con la consueta sciatteria dalla RAI che ha macellato la serie trasmettendola sempre in estate, fra l’altro con continui cambi di programmazione e accorpando fino a 4 puntate alla volta. Di fatto ha reso impossibile seguirne la trama.

I protagonisti di Lost sono i superstiti di un incidente aereo che si trovano a sopravvivere su un’ostile e misteriosa isola del pacifico; ben presto comprendono che l’isola non è quel che sembra essere: nasconde dei segreti ed ogni evento porta a pensare che non sia un caso, per ciascuno di essi, ritrovarsi lì. Poco alla volta si scopre che il passato di queste persone è in qualche modo intrecciato, che molti di essi si sono sfiorati negli anni precedenti e che ciascuno di essi viveva una vita dalla quale voleva fuggire. Ogni protagonista subirà – nel corso del racconto – una trasformazione interiore radicale; questa è la cifra vera della serie, quella che la differenzia in modo netto e inequivocabile dall’entertainment televisivo cui siamo stati abituati fino ad ora e che rende Lost una perla rara.

I personaggi principali sono Jack Shepard e John Locke (l’omonima con il filosofo, come ogni cosa in Lost non è casuale): il primo un rigoroso medico che interpreta il ruolo della Ragione, il secondo un uomo paralizzato che sull’isola riacquista l’uso delle gambe e che interpreta il ruolo della Fede. Jack e John – e la loro visione della vita – si affronteranno e sfideranno per tutto il dipanarsi della trama. Fede e Ragione sono una – la principale – delle tematiche ricorrenti in Lost, insieme a Vita e Morte, Bianco e Nero (utilizzati simbolicamente molto spesso), Redenzione, Bene e Male, Destino, Occhi (spesso la prima inquadratura di ogni episodio e – vi anticipo – anche l’ultima), Religione, Psicologia. Anche i rimandi simbolici alla Bibbia sono molteplici e – spesso – non immediati. I temi sono forti  e danno la misura di un prodotto che non è solo avventura e thrilling: al contrario la definizione che più gli si addice è sicuramente quella di serie spirituale.

La sesta serie chiuderà il cerchio di un racconto che ha disseminato puntata per puntata una grande quantità di indizi, ma anche di domande. Il rischio era di fare la fine di Twin Peaks: un avvitamento della serie su se stessa per sovrabbondanza di particolari e sottotrame. J.J. Abrams ha più volte affermato di aver pensato fin dall’inizio tutta la storia di Lost e di sapere fin dalla prima puntata come sarebbe andata a finire.  Dopo aver saputo tutto sulla Dharma, scopriremo finalmente la vera natura dell’Isola, chi sono Jacob (Giacobbe, nome di rimando biblico – e non è un caso) ed il Fumo Nero, il ruolo di Desmond e se l’esplosione della bomba all’idrogeno (nel 1979) ha prodotto i risultati sperati cambiando il futuro dei protagonisti o se – ancora una volta – l’isola aveva previsto tutto.

Gli autori hanno chiarito che non verranno date risposte a tutte le domande che si sono aperte in questi anni e che – molto probabilmente – il finale non accontenterà tutti. Avendolo già visto in contemporanea con gli Stati Uniti posso dire che effettivamente è così, ma che probabilmente è il finale migliore e più in linea con quanto è stato raccontato fino ad ora. Probabilmente coloro che sono rimasti delusi non sono riusciti a percorrere  il cammino interiore dei nostri protagonisti; per loro non è ancora tempo di “andare avanti”. Addio Lost, ci mancherai.

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