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Ieri l’amministratore delegato di Fiat Group ha annunciato lo scorporo e la quotazione autonoma in borsa del “settore auto”.  Chissà se i politci e i sindacati italiani hanno notato che il Consiglio di Amministrazione del gruppo si è tenuto a Detroit (USA) e l’annuncio di Sergio Marchionne è stato dato in inglese.

Me lo domando perché tutto mi fa supporre – nonostante Marchionne abbia già dato numerosissimi segnali in questo senso – che i nostri compatrioti continuino a considerare la Fiat come un’azienda italiana orientata al solo mercato italiano e si rapportino ad essa con logiche ammuffite degli anni ’70.

Un segnale importante i politici italiani lo avevano avuto qualche mese or sono: quando Fiat ha deciso di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese il nostro (ex) ministro alle Attività Produttive Scajola su cosa ha puntato? Ma naturalmente sugli incentivi! Minacciando di non rinnovare gli incentivi per il 2010 pensava di avere in pugno Marchionne che invece ha risposto semplicemente: “non ci interessano”. Non ha detto “parliamone”, ha detto “non ci interessano”. Quello che Scajola non ha capito, forse perché impegnato a ristrutturare la sua nuova casa fronte Colosseo, è che Marchionne – affermando il disinteresse di Fiat per gli incentivi – ha affermato implicitamente che il bilancio Fiat non dipende più dall’Italia e chel’Italia non è più il punto di riferimento di Fiat. Sono cambiate le regole di ingaggio, è cambiato il teatro di confronto, e il nostro Governo non se ne è neanche reso conto.

Che cosa potevano fare i nostri politici a questo punto? Ovviamente lamentarsi ricordando come gli incentivi avessero più volte salvato Fiat in passato. Vero, ma forse dimenticano che in un’economia capitalista come la nostra il ruolo dello Stato è proprio quello di regolare compensando nei momenti di crisi ed esercitando controllo nei momenti di euforia. Inoltre, se è vero che gli incentivi hanno aiutato la Fiat, è anche vero che la Fiat ha aiutato lo Stato preservando migliaia di posti di lavoro e carburando gli indotti. Perciò: pari e patta e nessuna recriminazione dal momento che tutti – in passato – ne hanno ricavato un vantaggio.

La successiva vicenda di Pomigliano ha dimostrato che anche i sindacati non hanno compreso che Fiat non è più un produttore “locale” e che l'”uomo con maglioncino” pensa, ragiona e progetta su un teatro globale e considera giustamente l'(ex) azienda della Famiglia Agnelli una multinazionale, un player mondiale che non ha più il proprio baricentro nella piccola Italia. E’ strano che la CGIL-FIOM non l’abbia capito perché Marchionne non lo ha mai nascosto, anzi lo ha detto molto chiaramente: “rimaniamo in Italia se il rapporto qualità/costo è competitivo con il mercato con il quale ci confrontiamo”. Toyota ha regolato i suoi rapporti con i dipendenti su queste variabili: qualità e condivisione di obiettivi. Marchionne si sta comporando nello stesso modo e posso testimoniare per esperienza diretta che nelle business school viene insegnato ad instaurare un rapporto collaborativo e costruttivo con le maestranze: l’antagonismo è considerato estremamente dannoso.

Temo invece che i nostri sindacati siano legati a logiche e visioni del passato ed in particolare non siano culturalmente pronti ad instaurare una relazione cosiddetta win/win (vincente per entrambi gli interlocutori) basata su obiettivi comuni. Per quale motivo altrimenti, non più tardi di ieri, i sindacati statunitensi hanno invece manifestato estremo apprezzamento alla politica di Marchionne?

E il Governo? Ormai la sede del ministero delle Attività Produttive è vacante da qualche mese: evidentemente il Presidente del Consiglio non ha interesse ad un rilancio della nostra economia nel mercato globale. Come dargli torto? L’interesse delle sue aziende è esclusivamente locale, come lo sono le sue televisioni: altri orizzonti non esistono.

Povera Patria!

PS: E’ notizia di oggi che Fiat produrrà in Serbia spostando dei modelli da Mirafiori. Serbia, Europa, non Cina o VietNam… Sacconi e Bersani propongono di riaprire il tavolo e non si accorgono che tentano di chiudere la stalla dopo che i buoi sono già scappati.

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