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Ma chi sono Herman Van Rompuy e Catherine Ashton?

Rispettivamente il nuovo e primo Presidente dell’Unione Europea e il suo nuovo ministro degli esteri (mr. PESC).

Avevo già avuto modo di esprimermi sulla conferma di Barroso, e sulla candidatura di D’Alema; putroppo devo constatare che la situazione non è migliorata: vincono gli Stati-Nazione e si continua a scegliere persone di basso profilo perché si vuole che l’Unione Europea abbia un basso profilo.

Che cosa possono fare Herman Van Rompuy, ex primo ministro belga (!!!) e  Catherine Ashton, ministro del Regno Unito (uno stato da sempre avverso all’integrazione e che non ha adottato l’euro) per risollevare le sorti di questa Europa unita che lentamente, negli ultimi anni, si sta avvitando sempre più se stessa? L’impressione è che siano due vasi di coccio tra vasi di ferro (gli Stati-Nazione) e che ben poco potranno fare.

Credo molto al detto secondo il quale “non è il ruolo che fa la persona ma è la persona che fa il ruolo” e proprio per questo ritengo che ci sarebbe stato senz’altro bisogno di una persona con una forte personalità, con la capacità  che potesse dare un imprinting potente e duraturo alla nuova figura di Presidente UE. Poteva andare bene Tony Blair, in questo momento storico con il suo ego avrebbe certo dato un’identità ben precisa alla carica. Ma anche Joaquín Almunia (attuale Commissario agli affari monetari) sarebbe stata una buona scelta, così come Meglena Kuneva (rumena, che ha dimostrato di avere carattere nelle sue vesti di Commissario per i Consumatori) o Neelie Kroes (olandese, Commissario alla concorrenza).

Purtroppo non è andata così.

Che cosa rimane dello spirito che ha animato De Gasperi, Schuman e Adenauer e che ha ispirato intere generazioni?

Se il buongiorno si vede dal mattino, grosse nubi si addensano purtroppo all’orizzonte.

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