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Dal mese prossimo nella mia città si adotterà il sistema di raccolta dei rifiuti “porta a porta”. Spariranno tutte le campane di raccolta differenziata e a ciascun gruppo famigliare verranno distribuiti diversi contenitori – dotati di tag RFID – ciascuno dedicato per un tipo di materiale (carta, umido, vetro, imballi leggeri-plastica, residuo). Secondo un calendario programmato gli operatori della società di nettezza urbana passeranno a ritirare i contenitori che le famiglie dovranno lasciare fuori dalla porta. Sono poi stati approntati una serie di Centri di Raccolta Materiale (CRM) dove confluire tutti i rifiuti speciali o ingombranti.

L’obiettivo della Pubblica Amministrazione è quello di raggiungere e superare  il 70% di raccolta differenziata. La scelta del “porta a porta” servirà a sfondare la percentuale inferiore al 60% ormai stabilizzata dopo anni di raccolta differenziata tradizionale.

Questa sera ho assistito all’incontro promosso dal Comune per spiegare il perché (poco) ed il funzionamento (molto) del meccanismo del “porta a porta”. Con l’occasione ci è stato ricordato come suddividere i rifiuti ed è emerso un aspetto che ha sconcertato molti: i bicchieri, i piatti, e le stoviglie in plastica NON possono essere messi nel contenitore della plastica.

E perché? La spiegazione è bizantina e per nulla ragionevole, ma cercherò comunque di illustrarla.

Innanzitutto è necessario cogliere un particolare importante: il sistema di raccolta differenziata chiama “imballaggio leggero” ciò che noi siamo comunemente abituati a chiamare plastica. Questa distinzione è fondamentale per capire il tutto.

La raccolta differenziata in Italia è regolata da apposita legislazione (sostanzialmente il cosiddetto “decreto Ronchi”, 1997, che recepisce le direttive europee ) che obbliga il riciclo per alcune tipologie di prodotti. Fra questi vengono identificati gli imballaggi (e non la plastica), intesi come prodotti destinati a contenere e proteggere specifiche merci. Per questi i produttori sono obbligati a pagare il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) che a sua volta sostiene le pratiche di riciclaggio.
Semplificando di molto, quello che accade è che i produttori di bicchieri, piatti e stoviglie in plastica (che non sono imballaggi a norma di legge) non sono obbligati a versare alcun contributo al CONAI il quale – a sua volta  – non sostiene le pratiche di riciclaggio che quindi non vengono incentivate.

Cosa impedisce al Comune di raccogliere anche bicchieri, piatti e stoviglie in plastica ugualmente? Probabilmente i costi superiori cui andrebbe incontro per lo smaltimento e che sarebbe poi costretto a girare ai cittadini sotto forma di un aumento della tariffa rifiuti.

Una questione finanziaria, dunque, ma che va assolutamente contro il buon senso.

Anche se un aspetto positivo lo si potrebbe comunque vedere: all’incontro cui ho partecipato ho notato che la questione ha indispettito molte persone, alcune delle quali sicuramente non sfegatate ecologiste. Si potrebbe generosamente interpretare la legislazione come un incentivo a non usare bicchieri, piatti e stoviglie in plastica (alle Sagre paesane nella mia regione sono infatti proibiti) o ad utilizzare la loro versione in materiale ecologico.
Un utile esercizio potrebbe essere quello di ricordarsi di quanti bicchieri in plastica produce la macchina del caffè in ufficio: un incentivo ad usare il mug anche in Italia? (che tra l’altro avrebbe l’apprezzabile effetto collaterale di aumentare la produttività)

Parlando seriamente la soluzione mi sembra una sola: cambiare la legge.

Chi si fa promotore di una seria attività di lobbing o di una proposta di legge di iniziativa popolare?

Post Scriptum
Da questo post ho omesso volutamente ogni riferimento a termovalorizzatore (tema caldo dalle mie parti). Dopo aver valutato la possibilità che lo strano caso del piatto e del bicchiere (in plastica) fosse in realtà un diabolico piano per ottenere del combustibile ad alta resa per l’inceneritore mi sono convinto del contrario. I nostri governanti nazionali sono ormai abituati a navigare a vista da decenni ed hanno ormai manifestamente perso la capacità di elaborare pensieri complessi. Un piano del genere, portato avanti per anni da governi di opposti schieramenti, sarebbe davvero un qualcosa di troppo per poter essere vero.

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