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Fino alla scorsa settimana pensavo che quelle della Lega Nord fossero uscite estemporanee, di grande effetto, ma senza alcuna sostanza. Un modo per ‘tenere caldo’ il proprio bacino elettorale.

Oggi sono un po’ più preoccupato perché ho letto la rubrica di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 14 settembre 2009.

In essa si evidenzia come nessuno si sia accorto che il Pifferaio Magico ha fortemente raccomandato la lettura di un libro della storica Angela Pellicciari intitolato “Risorgimento da riscrivere”  per «correggere ciò che è stato scritto erroneamente sulla nostra storia».

A questo punto è evidente che c’è una guerra culturale in corso sviluppata su un piano di lungo periodo.

Una guerra nella quale la normalizzazione e l’istupidimento a forza di culi, tette e tronisti che la mia generazione ha subito negli ultimi 25 anni era solo un fronte , che chiamerò ‘strategia 1’. Oggi si è aperto un altro fronte del quale manco mi sarei accorto se non fosse stato per Battista. Il nuovo fronte, che chiamerò ‘strategia 2’,  va alla sostanza di quello che rimane dell’identità di nazione.

La ‘strategia 1’ è ormai compiuta ed ha raggiunto il suo obiettivo, è abbastanza evidente: il rigore morale, l’educazione ed il rispetto democratico di chi è sopravvissuto alla II guerra mondiale è ormai un lontano ricordo.

La ‘strategia 2’, iniziata da qualche anno, sta raccogliendo un certo successo grazie alla ‘strategia 1′, ma non riesco ancora a capirne l’obiettivo a lungo termine mentre è chiarissimo l’obiettivo a breve termine: la sopravvivenza politica del nostro.

E’ ironico però pensare che sia un governo di centro destra (liberale?) ad effettuare il più grosso attacco e la più sostanziale demolizione dell’identità di nazione proprio mentre ci si prepara a festeggiare i 150 anni dalla sua nascita.

AGGIORNAMENTO (17.09.2009@22:43)

Sul Corriere della Sera di ieri Sergio Romano rispondeva ad un lettore che esprimeva preoccupazioni simili alle mie. La risposta dell’ambasciatore mi sembra tranquilizzante: si tratta di tattica e non di strategia (almeno per ciò che riguarda la ‘strategia 2’). Ecco la risposta:

Non ho ancora letto il li bro di Angela Pelliccia ri, pubblicato dalle edi­zioni Ares, ma le tesi che desumo dalla sua lettera non mi sorprendono. Sono quelle di una vulgata cattolica anti-risorgimentale che è tornata di moda negli scorsi anni ed è stata ben descritta da Pierluigi Battista sul Corriere del 14 settembre. E non mi sorprende neppure, per la verità, che queste tesi vengano oggi raccolte e rilanciate dal presidente del Consiglio. Le segnalo che Berlusconi è stato ancora più «revisionista » quando, rispondendo alla domanda di un giovane sui rapporti italo-libici, ha spiegato i risentimenti della Libia per l’epoca italiana con gli stessi argomenti di cui si serve abitualmente il colonnello Gheddafi e ha parlato, ad esempio, di centinaia di migliaia di morti provocati dal nostro regime coloniale.

Credo che queste dichiarazioni siano dovute al fatto che il presidente del Consiglio non ha in materia di storia nazionale e politica estera italiana (due temi strettamente col legati) convinzioni nette e principi ideali. Mi sembra che le sue scelte internazionali, negli anni in cui è stato al governo, siano dettate soprattutto dalla convenienza tattica e dall’utilità economica. Ha puntato sul rapporto speciale con gli Stati Uniti perché gli incontri con Bush alla Casa Bianca o nel ranch del Texas davano lu­stro alla sua immagine e compensavano largamente la diffidenza della sinistra europea nei suoi confronti. Ha scelto di stare dalla parte di Israele perché l’amicizia del governo di Gerusalemme costringeva le comunità ebraiche a disso­ciarsi dal fronte anti-berlusconiano della sinistra europea.

Ha coltivato il rapporto speciale con Vladimir Putin per ché vedeva nella Russia, con ragione, uno straordinario partner economico. Ha ricercato l’accordo con la Libia per le stesse ragioni. Ed è stato tiepidamente europeo perché il proscenio dell’Ue è occupato dai tre «grandi» (Francia, Germania, Gran Bretagna) e le foto di gruppo, con cui si conclu­dono abitualmente i vertici dell’Unione, non soddisfano il concetto che ha di se stesso. Quanto al suo elogio del libro di Angela Pellicciari non credo, caro Teodori, che rifletta il suo concetto della storia d’Italia. Mi sembra semplicemente un omaggio alla Chiesa di Roma, quasi una sorta di penitenza per chiudere rapidamente il caso Boffo.

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