Come molti, ero un po’ seccato perché la CEI si ostinava a non voler intervenire sugli imbarazzanti episodi dei quali è protagonista il nostro Presidente del Consiglio.

Ero seccato perché – in occasioni di  “disallienamento” politico (e non morale, si badi bene) con il precedente governo del cattolico Prodi – la CEI non si è mai trattenuta, neanche un po’.

Ero seccato perché il tema dell’intervento era proprio il tema principe per la CEI e la Chiesa dei giorni nostri: matrimonio, fedeltà, rispetto della persona. Tutti temi cari alla coalizione di maggioranza che – proprio per questo – aveva potuto godere di un appoggio da parte della CEI avvertito anche se non espresso.

E invece nulla.

Per fortuna il buon Sergio Romano, rispondendo ad una lettera sul Corriere della Sera di lunedì 6 luglio 2009 mi ha aperto gli occhi e ricordato la mia indole fondamentalmente repubblicana o per meglio dire “azionista“.

Ma perché mai bisogna attendere che la CEI si esprima su questo tema?

Non fraintendetemi: la CEI è liberissima di esprimere la propria opinione, quello che è sbagliato è aspettare che essa la esprima. Solo i cittadini elettori hanno il diritto di dare ai nostri uomini di Stato un voto in condotta.

E’ incredibile come alle volte non ci si renda conto di come i propri percorsi mentali siano alienati dal risentimento e dal pregiudizio.

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