Auditel 2.0

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Mio articolo su Vita Trentina di questa settimana (05.02.2014) [link]

Per anni l’auditel ha decerato quali trasmissioni televisive potevano sopravvivere e quali dovevano morire. Il metro di giudizio era chiaro: il numero di ascoltatori. La metodologia di rilevamento meno: le famiglie campione, che dovevano essere segrete, non lo erano poi tanto; qualcuna, poi, si dimenticava la tv accesa sempre sullo stesso canale. La proprietà stessa di Auditel (Rai/Mediaset/Aziende che investono in pubblicità) ha escluso per lungo tempo rilevazioni estranee al duopolio come ad esempio il fenomeno emergente della TV satellitare.

Per anni, poi, si è dibattuto su quanto potesse essere rappresentativo un indicatore quantitativo e non qualitativo. Perché dovevano essere premiate trasmissioni facili ma evidentemente povere dal punto di vista dei contenuti solo perché la massa le preferiva ad altre più impegnative? Insomma, con Auditel venivano e vengono premiati i gusti di quello che in marketing si chiama “Couch Potato” o “TV potato”. Il “Couch Potato” è lo spettatore passivo che dedica molto del suo tempo a stare seduto in poltrona davanti alla televisione con il telecomando in mano e particolarmente ricettivo a tutti i messaggi pubblicitari.

Negli ultimi tempi, però, si sta affermando un modo nuovo di analizzare gli ascolti. Nella sostanza non viene più rivelato statisticamente il numero di spettatori, ma l’”eco” che la trasmissione genera nei social network e principalmente in Twitter. Si parla di “social TV Analytics”.
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Siamo una civiltà al crepuscolo: “«Mi chiami onorevole». E il Garante rifiuta la posta”


Nuovo post per la categoria “Siamo una civilità al crepuscolo” nella quale raccolgo gli interventi che, in qualche modo, testimoniano come la nostra società italiana/occidentale abbia ormai intrapreso la via del declino.

Questa volta si parla di una persona incaricata di difendere i bambini ma che invece si preoccupa molto di più degli appellativi che (non) le vengono riconosciuti, tanto da ritardare proprio le attività di controllo di sua responsabilità. Non siamo più capaci neanche di difendere i più piccoli, purtroppo.

«Mi chiami onorevole» E il Garante rifiuta la posta.
La delegata della Regione Calabria all’infanzia litiga con la Prefettura
L’ex parlamentare blocca la visita ai bimbi da tutelare
Corriere della Sera dell’11 settembre 2013

Lei non sa chi sono io. «Offesa» per la mancata attribuzione del titolo di «onorevole», Marilina Intrieri, ex deputato dell’Ulivo (nella breve legislatura 2006-2008) e attuale Garante per l’infanzia della Regione Calabria, ha rispedito al mittente i documenti che il funzionario della Prefettura di Crotone le aveva inviato per autorizzarla a visitare il Cara, Centro accoglienza e richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto. Continua a leggere

Quando la tecnologia salva la vita

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Mio articolo su Vita Trentina di questa settimana (17.05.2013) [link]

Dedichiamo questo appuntamento di MondoTube per parlare di come la tecnologia internet può contribuire a salvare delle vite umane.

Iniziamo da Google e dal suo braccio no profit dedicato alle crisi che periodicamente colpiscono il nostro pianeta. Google Crisis Response (http://www.google.org/crisisresponse/) mette gratuitamente a disposizione una serie di servizi che le persone coinvolte in una situazione di crisi possono usare per ottenere e fornire informazioni di vitale importanza. Ancora una volta il tutto si basa sulla collaborazione e la condivisione delle informazioni. La scommessa è che l’utilizzo di internet possa contribuire a combattere il fattore tempo, così importante in caso di terremoti o altri disastri.

Person Finder, uno di questi servizi, è dedicato al ritrovamento delle persone coinvolte in uno scenario di crisi. Lanciato nel 2010 per fronteggiare l’emergenza del terremoto ad Haiti, ha dato ulteriore prova di sé nel corso degli eventi successivi al doppio attentato di Boston. Il funzionamento è molto semplice. Collegandosi al servizio è sufficiente scegliere fra due menù: il primo permette di cercare una persona, il secondo permette di inserire informazioni relative ad una persona. Il servizio non è mediato dalla polizia, dalla Croce Rossa o da altre associazioni: sono i cittadini stessi (e le forze dell’ordine) che popolano la base informativa con i loro computer o con i loro smartphone, permettendo di saltare la classica trafila burocratica e rendendo immediatamente disponibili le informazioni.

Dagli Stati Uniti ad un’Africa diversa da come la si immagina normalmente. Ory Okolloh è una blogger e avvocato che ha rinunciato ad una brillante e promettente carriera negli Stati Uniti (lavorava nello studio legale di uno dei ministri della prima amministrazione Obama) per tornare nel suo Kenya alle prese con le violenze tribali e le elezioni politiche del 2007.

Sconvolta dalla violenza che si è impossessata del Paese, tramite il suo seguitissimo blog chiede aiuto al popolo di internet per creare una mappa in tempo reale degli scontri che scoppiano in continuazione. Gli “smanettoni” kenyoti rispondono e in poco tempo approntano un innovativo software. Il 9 gennaio 2008 debutta Ushahidi, parola che in lingua swahili significa “testimone” e che da qualche anno a questa parte è diventato il miglior strumento per fronteggiare crisi umanitarie di qualsiasi tipo (http://www.ushahidi.com).

Anche in questo caso il funzionamento è semplice ma molto efficace: nella sostanza Ushahidi consente di mettere in ordine tutte le informazioni che nascono attorno ad un evento di crisi; notizie raccolte su internet, Facebook, email, sms, Twitter vengono posizionate e geolocalizzate su una mappa scenario del disastro. In questo modo Ushahidi permette alle task force di disporre di una fotografia chiara della situazione che si apprestano ad affrontare e di scavalcare la censura perché sfrutta le caratteristiche principali di internet: l’assenza di un baricentro e la possibilità per chiunque di contribuire.

Ushahidi è sicuramente un bella dimostrazione di come le parole di Daniele Comboni “salvare l’Africa con l’Africa” siano quanto mai attuali.

Per chi desiderasse maggiori informazioni su Ushahidi consigliamo un interessante articolo di Wired Italia (giugno 2010): http://mag.wired.it/rivista/storie/ory-okolloh-2.html.

Siamo una civiltà al crepuscolo: “L’Asino della Fiaba dei Grimm che scandalizza i Genitori”


Nuovo post per la categoria “Siamo una civilità al crepuscolo” nella quale raccolgo gli interventi che, in qualche modo, testimoniano come la nostra società italiana/occidentale abbia ormai intrapreso la via del declino.

Questa volta si parla di genitori e scuola, in particoli di genitori che non vogliono che i loro figli impersonino gli animali della fiaba “I musicanti di Brema” perché poco dignitoso. L’intervento di Susanna Tamaro a questo proposito mi sembra del tutto condivisibile.

L’Asino della Fiaba dei Grimm che scandalizza i Genitori
Perché non capiamo più il valore educativo della cultura
di Susanna Tamaro – Corriere della Sera del 12 aprile 2013

Chi non conosce la fiaba dei Musicanti di Brema dei fratelli Grimm? Quattro animali, un cane, un gatto, un gallo e un asino, cacciati dalle loro fattorie in quanto troppo vecchi, si incontrano e decidono di andare a Brema per diventare musicisti. Solo grazie alla loro astuzia e alla loro amicizia saranno in grado di superare molte traversie e a vivere, come in tutte le favole, «felici e contenti».
Una storia conosciuta da generazioni sull’importanza dell’amicizia e sulla possibilità di ricominciare sempre la propria vita. Quale miglior fiaba, hanno pensato alcune maestre di un asilo di Orvieto, per far lavorare i bambini su questi temi, al tempo stesso divertendoli con la partecipazione a una recita? Continua a leggere

Bufale geneticamente modificate

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Mio articolo su Vita Trentina di questa settimana (21.03.2013) [link]

Anni or sono, quando si era in compagnia, capitava che un amico dicesse «mi ha detto mio cugino che…». Seguivano affermazioni non del tutto verosimili, ma neanche evidentemente fasulle, sulle quali rimaneva sempre un dubbio, ma non così forte da non permetterci di propagare a nostra volta la «notizia». Si creavano in questo modo le leggende metropolitane. La leggenda più famosa era senz’altro quella che descriveva il risveglio in un fosso senza un rene dopo una serata passata in discoteca; leggenda omaggiata anche da Elio e le storie tese in una celebre canzone. Oggi ci sono Internet e Photoshop, le notizie viaggiano e si propagano molto più velocemente, e riuscire a distinguere informazioni vere da quelle fasulle non è facile. Continua a leggere

Democrazia liquida, quasi assente

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Mio articolo su Vita Trentina di questa settimana (21.03.2013) [link]

E’ noto che i veri vincitori delle ultime elezioni politiche sono stati Beppe Grillo e il suo “MoVimento 5 stelle” (M5S) che hanno ottenuto un’affermazione davvero clamorosa anche attraverso una indovinata e sottile strategia mediatica che ha saputo sfruttare al meglio tutti i mezzi di comunicazione ed in particolare internet.

La seconda vita di Beppe Grillo inizia proprio su internet, come conseguenza del suo progressivo allontanamento dalla televisione. Nel 2005 apre il suo blog beppegrillo.it e contestualmente inizia la collaborazione con la Casaleggio Associati di Gianroberto Casaleggio, specializzata in strategie di internet marketing. Il blog ha immediatamente un grande successo perché riesce a dar voce alle opinioni e alle idee di cittadini che i partiti tradizionali e la società civile sembrano ignorare. In particolare ha successo fra i cosiddetti gruppi “Nimby” che si oppongono agli inceneritori, alla TAV, ai gassificatori. Nascono in molte città dei gruppi spontanei che – su proposta di Grillo – utilizzano un altro servizio internet, MeetUp.com – per organizzarsi.  Continua a leggere

Siamo una civiltà al crepuscolo: 100 volte «sono un deficiente»


Oggi inauguro la nuova categoria “Siamo una civilità al crepuscolo” nella quale raccoglierò i post che, in qualche modo, testimoniano come la nostra società italiana/occidentale abbia ormai intrapreso la via del declino.

Inizio con la notizia relativa alla condanna della professoressa condannata a 15 giorni di reclusione per aver punito un bullo per le sue malefatte nei confronti di un altro alunno. Chissà se da questa condanna avrà imparato qualche cosa…

Fa scrivere 100 volte «sono un deficiente». Cassazione condanna professoressa
Corriere della Sera del 10 settembre 2012

Riporto anche il “Buongiorno” di Gramellini con il quale – per una volta – non sono affatto d’accordo

Il deficiente
La Stampa dell’11 settembre 2012

Nobel, intercultural management e Prima Direttiva


Il Nobel per la pace è stato assegnato l’anno scorso a Liu Xiabao scatenando la reazione della Cina che ha definito il premio “osceno”. A parte la curiosità per la scelta di un aggettivo davvero insolito ma tutto sommato significativo, il mio pensiero – come credo quello della maggior parte delle persone – è andato subito alla questione del rispetto dei diritti umani e a quanto era accaduto in Piazza Tienammen nel 1989.

Avevo seguito in diretta davanti alla televisione, con sofferenza e partecipazione, la speranza nata da quella protesta pacifica soffocata poi nel sangue dal regime comunista. A quel tempo avevo 18 anni ed ero iscritto ad Amensty International: scrivevo 3 lettere al mese per chiedere la liberazione dei prigionieri di opinione ed ero molto sensibile a tutto ciò che riguardava la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Una riflessione più distaccata, alcune esperienze pregresse con culture diverse, e la lettura di un articolo di Wired hanno però suscitato in me alcune domande e alcuni dubbi che vorrei – non senza qualche esitazione per paura di essere frainteso – condividere con voi.
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Se non ora, quando?

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Continuano le manifestazioni di dissenso contro lo stile di vita ostentato dal Presidente del Consiglio ed imposto, attraverso la sua guerra culturale, a tutti gli italiani.

Domenica 13 febbraio 2011, in molte città d’Italia si svolgerà la mobilitazione flash-mob “Se non ora quando?” [link] in difesa della dignità della donna messa a così dura prova dagli ultimi accadimenti.

A Trento il ritrovo è per le ore 17.00 in Piazza Cesare Battisti.

A Rovereto il ritrovo è per le ore 17.00 in Piazza della Posta.

Come per la manifestazione precedente invito tutti a partecipare e a far partecipare.

Non è una manifestazione di partito, per questo rinnovo la proposta di portare ciascuno una bandiera italiana o di colorare con il tricolore le guance in segno di impegno e di difesa della nostra Patria violata da 16 lunghi anni di regno dell’anziano Satrapo.

Mi auguro che l’iniziativa non venga monopolizzata dai professionisti della protesta ma che anzi molte persone comuni, offese dal disonore al quale ogni giorno assistiamo, decidano di partecipare.

Per questo avrei anche un motto: “RIPRENDIAMOCI L’ITALIA!
 [link con il PDF del manifesto da appendere al collo]


Se non ora, quando? [link]

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.

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Si comincia…


Non avevo finito di pubblicare il mio post precedente [link] che qualcun altro – per fortuna – ha avuto la mia stessa idea ed ha organizzato per sabato 29, nel pomeriggio, davanti al Commissariato del Governo, un sit-in silenzioso di protesta.

Curiose alle volte le coincidenze: avevo iniziato a pensare come organizzare  dei flash mob davanti ai Palazzi del Governo di quante più città possibili. Immaginavo questi raduni silenziosi (ispirati alla sfilata del terzo stato a Parigi prima della Rivoluzione Francese: così come allora c’è un lutto e il silenzio è d’obbligo), con un unico simbolo presente: la bandiera italiana (segno di impegno e di difesa della nostra Patria così ferita da 16 anni di regno del Satrapo) ed un unico motto: “Questa è un’Italia diversa“.

La proposta nata a Trento prevede solo il silenzio, ma chiedendo ad ognuno di partecipare e di passare parola (e se non siete di Trento, passate parola per la vostra città), vi invito anche a portare con voi una bandiera italiana – o a colorare con il tricolore le vostre guance – insieme ad un foglio con scritto “Questa è un’Italia diversa”.

Si comincia…

Il documento dell’iniziativa:

“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” (art.54 Costituzione).

Sentiamo la necessità di testimoniare la nostra distanza, da chi calpesta sistematicamente la dignità delle donne e disonora le istituzioni. La rappresentazione attuale della nostra società, ridotta alla stregua di un mercato in cui si scambiano diritti con denaro, sesso con potere, società che ha perso il suo centro di gravità, vittima di un’erosione dei diritti e della dignità umana, malata di apatia e indifferenza, deve finire. Continua a leggere