Il Nobel per la pace è stato assegnato l’anno scorso a Liu Xiabao scatenando la reazione della Cina che ha definito il premio “osceno”. A parte la curiosità per la scelta di un aggettivo davvero insolito ma tutto sommato significativo, il mio pensiero – come credo quello della maggior parte delle persone – è andato subito alla questione del rispetto dei diritti umani e a quanto era accaduto in Piazza Tienammen nel 1989.
Avevo seguito in diretta davanti alla televisione, con sofferenza e partecipazione, la speranza nata da quella protesta pacifica soffocata poi nel sangue dal regime comunista. A quel tempo avevo 18 anni ed ero iscritto ad Amensty International: scrivevo 3 lettere al mese per chiedere la liberazione dei prigionieri di opinione ed ero molto sensibile a tutto ciò che riguardava la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Una riflessione più distaccata, alcune esperienze pregresse con culture diverse, e la lettura di un articolo di Wired hanno però suscitato in me alcune domande e alcuni dubbi che vorrei – non senza qualche esitazione per paura di essere frainteso – condividere con voi.
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E’ del tutto ovvio che la Fiat è ormai una multinazionale che deve decidere se investire o meno in Italia. Solo i sindacati ed i nostri politici non lo capiscono: per loro non sono la produttività, la qualità, l’efficienza gli elementi che possono spingere chicchessia (Fiat compresa) ad investire in Italia, bensì l’italianità, il “volemose bene” e l’immancabile “genialità di cui il nostro DNA sarebbe dotato”.