Nobel, intercultural management e Prima Direttiva

Il Nobel per la pace è stato assegnato l’anno scorso a Liu Xiabao scatenando la reazione della Cina che ha definito il premio “osceno”. A parte la curiosità per la scelta di un aggettivo davvero insolito ma tutto sommato significativo, il mio pensiero – come credo quello della maggior parte delle persone – è andato subito alla questione del rispetto dei diritti umani e a quanto era accaduto in Piazza Tienammen nel 1989.

Avevo seguito in diretta davanti alla televisione, con sofferenza e partecipazione, la speranza nata da quella protesta pacifica soffocata poi nel sangue dal regime comunista. A quel tempo avevo 18 anni ed ero iscritto ad Amensty International: scrivevo 3 lettere al mese per chiedere la liberazione dei prigionieri di opinione ed ero molto sensibile a tutto ciò che riguardava la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Una riflessione più distaccata, alcune esperienze pregresse con culture diverse, e la lettura di un articolo di Wired hanno però suscitato in me alcune domande e alcuni dubbi che vorrei – non senza qualche esitazione per paura di essere frainteso – condividere con voi.
(continua…)

Pubblicato in: on 23 aprile 2011 at 20:06  Lascia un commento  

Se non ora, quando?

Continuano le manifestazioni di dissenso contro lo stile di vita ostentato dal Presidente del Consiglio ed imposto, attraverso la sua guerra culturale, a tutti gli italiani.

Domenica 13 febbraio 2011, in molte città d’Italia si svolgerà la mobilitazione flash-mob “Se non ora quando?” [link] in difesa della dignità della donna messa a così dura prova dagli ultimi accadimenti.

A Trento il ritrovo è per le ore 17.00 in Piazza Cesare Battisti.

A Rovereto il ritrovo è per le ore 17.00 in Piazza della Posta.

Come per la manifestazione precedente invito tutti a partecipare e a far partecipare.

Non è una manifestazione di partito, per questo rinnovo la proposta di portare ciascuno una bandiera italiana o di colorare con il tricolore le guance in segno di impegno e di difesa della nostra Patria violata da 16 lunghi anni di regno dell’anziano Satrapo.

Mi auguro che l’iniziativa non venga monopolizzata dai professionisti della protesta ma che anzi molte persone comuni, offese dal disonore al quale ogni giorno assistiamo, decidano di partecipare.

Per questo avrei anche un motto: “RIPRENDIAMOCI L’ITALIA!
 [link con il PDF del manifesto da appendere al collo]


Se non ora, quando? [link]

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.

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Pubblicato in: on 12 febbraio 2011 at 00:00  Lascia un commento  
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Si comincia…

Non avevo finito di pubblicare il mio post precedente [link] che qualcun altro – per fortuna – ha avuto la mia stessa idea ed ha organizzato per sabato 29, nel pomeriggio, davanti al Commissariato del Governo, un sit-in silenzioso di protesta.

Curiose alle volte le coincidenze: avevo iniziato a pensare come organizzare  dei flash mob davanti ai Palazzi del Governo di quante più città possibili. Immaginavo questi raduni silenziosi (ispirati alla sfilata del terzo stato a Parigi prima della Rivoluzione Francese: così come allora c’è un lutto e il silenzio è d’obbligo), con un unico simbolo presente: la bandiera italiana (segno di impegno e di difesa della nostra Patria così ferita da 16 anni di regno del Satrapo) ed un unico motto: “Questa è un’Italia diversa“.

La proposta nata a Trento prevede solo il silenzio, ma chiedendo ad ognuno di partecipare e di passare parola (e se non siete di Trento, passate parola per la vostra città), vi invito anche a portare con voi una bandiera italiana – o a colorare con il tricolore le vostre guance – insieme ad un foglio con scritto “Questa è un’Italia diversa”.

Si comincia…

Il documento dell’iniziativa:

“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” (art.54 Costituzione).

Sentiamo la necessità di testimoniare la nostra distanza, da chi calpesta sistematicamente la dignità delle donne e disonora le istituzioni. La rappresentazione attuale della nostra società, ridotta alla stregua di un mercato in cui si scambiano diritti con denaro, sesso con potere, società che ha perso il suo centro di gravità, vittima di un’erosione dei diritti e della dignità umana, malata di apatia e indifferenza, deve finire. (continua…)

Pubblicato in: on 27 gennaio 2011 at 23:37  Commenti (1)  

Democrazia

Il termine democrazia deriva dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo. (Fonte: Wikipedia)

Che esempio di democrazia in Belgio dove la gente, spossata da 225 giorni di assenza di un governo, si è autoconvocata nelle strade e nelle piazze per protestare contro una politica fatta di apparenza ma che dimentica la sostanza. Una straordinaria manifestazione, nata e promossa da persone comuni, stufe dell’inedia dei rappresentanti politici che loro stessi hanno eletto e che non sembrano più poter capire e rappresentare il Paese.

Quattro ragazzi poco più che ventenni che attraverso internet, Facebook e Twitter sono riusciti a raccogliere il malessere popolare (che apparentemente non esisteva) e a trasformarlo in una energia politica democratica e davvero positiva.

Un sussulto di dignità e di amore per la propria Patria che ha saputo superare la difficile situazione di un Paese effettivamente diviso in due aree che non si amano.

E in Italia?

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Pubblicato in: on 26 gennaio 2011 at 23:48  Commenti (1)  
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Contestualizzare

E’ significativo come ad una trasmissione naz-pop come Grande Fratello il copione abbia previsto – anche per questa edizione – la pronuncia ‘accidentale’ di una bestemmia ma che, diversamente dagli anni passati, gli autori abbiano deciso di perdonare il bestemmiatore (addirittura il figlio di una catechista!?!?) e di reinserire nel giuoco il concorrente – ingiustamente? – eliminato l’anno passato.

E’ il popolo dei tele-votanti italiani ad averlo voluto. (continua…)

Pubblicato in: on 7 gennaio 2011 at 00:20  Lascia un commento  
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“Parla da straniero”

Intervistato da Fabio Fazio, Sergio Marchionne dice che la «Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia», aggiungendo che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010 arriva dall’Italia».

I sindacati rispondono che Sergio Marchionne parla «come se la Fiat fosse una multinazionale straniera che deve decidere se investire in Italia» (Giorgio Airaudo, responsabile del settore auto della Fiom Nazionale).

Come già affermato nel mio precedente post  ”Il mondo cambia e l’Italia non se ne accorge“ i sindacati continuano a dimostrare di non aver capito nulla e – in particolare – di non aver ancora appreso che lo scenario non è più locale, ma globale. E così si ostinano a dare risposte sbagliate a domande corrette.

E’ del tutto ovvio che la Fiat è ormai una multinazionale che deve decidere se investire o meno in Italia. Solo i sindacati ed i nostri politici non lo capiscono: per loro non sono la produttività, la qualità, l’efficienza gli elementi che possono spingere chicchessia (Fiat compresa) ad investire in Italia,  bensì l’italianità, il “volemose bene” e l’immancabile “genialità di cui il nostro DNA sarebbe dotato”.

Così non si va da nessuna parte. Anzi, al contrario, si rischia di peggiorare una situazione già abbastanza critica.

Per favore, qualcuno dica ai nostri politici e ai nostri sindacati che già adesso la Fiat mantiene gli stabilimenti italiani per una questione di “affetto”, ma che forse ci sta dicendo che l’innamoramento sta per finire.

 

Pubblicato in: on 24 ottobre 2010 at 22:53  Lascia un commento  
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Un altro uomo con il maglioncino

Il 30 settembre il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, ha inviato una lettera ai propri giornalisti.

La lettera è importante per due ragioni: la prima è di sostanza perché pone per la prima volta, molto direttamente e senza reticenze -come nessuno di così autorevole aveva mai fatto prima in Italia – la domanda sul ruolo del giornalista nel mondo dei media di oggi. La seconda è di metodo, perché per la seconda volta in poco tempo, in Italia un dirigente importante, ha ipotizzato una disdetta unilaterale del contratto nazionale giudicandolo inadeguato ai tempi nuovi che il nostro Paese e il mondo intero attraversa. (continua…)

Relativismo (cattolico)

Dove andremo a finire?

Il nostro Presidente del Consiglio (sic!) Silvio Berlusconi si permette di sbeffeggiare per l’ennesima volta Rosy Bindi (siamo ai limiti dello stalking) e nella barzelletta che racconta ci mette pure una bestemmia. Poi, per non farsi mancare nulla, ci dà dentro anche con gli ebrei.

Sgradevole e cafone.

La prima verso una donna che si permette di giudicare per l’aspetto insultandone l’intelligenza (Mediaset, a partire da “Drive In” per arrivare a “La pupa e il secchione” è proprio fatta a immagine e somiglianza di Silvio). Evidentemente argomenti meno superficiali e grossolani mancano al nostro Pifferaio Magico.

La seconda  pronunciando una bestemmia verso il Dio che molti italiani rispettano e amano e che lui stesso dice di onorare (a proposito, ma non era il suo partito a difendere i valori cattolici in Italia?).

Dopo due cadute del genere ci si aspetterebbe una gagliarda reazione  da parte delle donne e da parte della Chiesa Cattolica e dei suoi fedeli. E invece?

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Una lezione di capitalismo dalla… Cina

La Cina è uno degli ultimi Paesi a proclamarsi comunista ma a quanto pare è proprio la Cina a dare all’occidente una interessante lezione di capitalismo.

L’intervento di Romano Prodi pubblicato su il Messaggero dell’altro ieri evidenzia come la Cina da più di 10 anni abbia intrapreso una relazione fruttuosa con gli stati africani, una relazione che le business school definiscono win/win, cioè vincente per entrambe le parti: sviluppo in cambio di risorse prime. Ad esempio anche senza l’intervento chiassoso e spettacolare (ma forse poco produttivo) di Bono degli U2 e di Bob Geldof, la Cina ha azzerato – di propria iniziativa – il debito di numerosi Paesi africani intraprendendo con loro relazioni commerciali. In Occidente: solo promesse.

Mentre l’Occidente è ipnotizzato dal petrolio dei capricciosi stati arabi, la Cina – paese comunista – lascia da parte le ideologie e dà un esempio di pragmatismo e capacità di visione a lungo termine al mondo intero. Da parte sua l’Italia si lamenta perché la famigerata Lady Ashton ha assegnato all’ambasciatore italiano la sede diplomatica europea dell’Uganda e fa il baciamani a Gheddafi per questioni di immigrazione.

Non abbiamo capito nulla, come al solito.

Se la Cina dà la sveglia al mondo sull’Africa
di Romano Prodi  (il Messaggero – 27 settembre 2010) [link]

Si fa gran festa a Pechino ogni volta che arriva un politico africano. Può essere il capo di Stato di un grande o piccolo paese o anche un semplice ministro, ma l’accoglienza è sempre solenne e in ogni caso tale da rendere felice l’interlocutore. Se poi si dedica uno sguardo approfondito all’immensa Expo di Shanghai, si viene a sapere che il costo dei padiglioni della maggior parte degli espositori africani (fatta eccezione per alcuni paesi maggiori) è stata interamente sostenuta dal governo cinese. Se infine a Pechino si partecipa a una tavola rotonda sui problemi africani l’attenzione dei media è ampia, profonda e puntuale, e i partecipanti cinesi pongono ai responsabili africani tutte le domande possibili riguardo alla modalità degli investimenti, alla possibilità di acquisto dei terreni agricoli e su ogni dettaglio utile per aprire una rete di affari.

Non si tratta di episodi isolati ma di tessere di un mosaico di una poderosa politica lanciata nel 2000 con il progetto Focac (Forum for China-Africa Cooperation) che ha avuto il suo culmine con il grandioso vertice cino-africano del novembre 2006 e con il trionfale viaggio del presidente cinese Hu Juntao in alcuni tra i più importanti Paesi africani nel febbraio del 2007. (continua…)

Ragione e Fede (cattolica)

Pubblico un articolo del Corriere della Sera che propone una visione estremamente interessante sul rapporto che intercorre fra relativismo e fede. Si tratta di una intervista al filosofo Giovanni Reale successiva alla pubblicazione di un colloquio con Martin Amis in occasione della visita di Benedetto XIV in Gran Bretagna.  Devo dire che leggendo le affermazioni di Martin Amis non sembra passato molto tempo dallo scisma di Enrico VIII: permane un forte – e forse un po’ ridicolo – sentimento antipapale ma anche una irrisolvibile opposizione fra religione come fatto privato e cattolicesimo.

«Ecco perché combatte il relativismo»
di Armando Torno (Corriere della Sera 20 settembre 2010) [link]

Se Giovanni Paolo II è stato il papa che ha saputo combattere il comunismo, Benedetto XVI passerà alla storia probabilmente come il pontefice che ha mosso guerra al relativismo. Ovvero a quella prospettiva che – secondo una lettura cattolica – è figlia dell’ illuminismo, nella quale la ragione viene separata dalla fede e i valori che ne derivano sono, appunto, quelli chiamati laici. Per questo la sua visita in Inghilterra, patria di filosofi come John Locke e David Hume, se da un lato ha posto al centro dell’ attenzione una figura come il beato John Henry Newman (il più fascinoso e profondo tra gli avversari del relativismo), dall’ altro ha dato via a nuove incomprensioni tra il papa teologo e quegli intellettuali – come ha dichiarato ieri su queste colonne Martin Amis – per i quali la religione resta un fatto privato. Di questo abbiamo parlato con Giovanni Reale, che ben ha conosciuto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. (continua…)

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